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Campagna: Crisi dai due volti
cala l'interesse, sale il budget
Manager e uffici stampa a tempo pieno. Estate alibi per coprire le magagne degli impianti. I fuoriclasse nascono ogni dieci anni.
27/08/2007 - Luciano Angelini

Come avevamo annunciato, ripubblichiamo il dibattito che ha tenuto banco nell'estate del 2007.
I temi, come il lettore potrà evincere dai vari interventi, sono attualissimi.
Nulla, dal 2007 ad oggi, è, purtroppo, cambiato.

***************************
Con il Settebello di Ratko Rudic ha conquistato tutto quello che c'era da conquistare: Olimpiadi '92 a Barcellona, Europei '93 a Sheffield, Mondiali '94 a Roma. Ma come dimenticare argento (Mondiale) e bronzi (Europei) delle indimenticabili stagioni con Fritz Dennerlein. Sandro Campagna, 44 anni, segno zodiacale leone, palermitano di nascita, siracusano per scuola sportiva, romano di adozione, è cresciuto pane e pallanuoto. Da giocatore ha vissuto la stagione, ineguagliabile ormai, caratterizzata da una genìa di campioni: Fiorillo, Gandolfi, Ferretti, D'Altrui, Franco e Pino Porzio, l'indimenticato Caldarella. Come tecnico è cresciuto all'ombra di Rudic, raccogliendone, per un periodo troppo breve, la pesante eredità. Il tempo sufficiente per andare a battere l'Ungheria nella sua tana a Budapest in un Europeo che valse un argento molto ma molto pregiato. Poi l'intrigante e ambiziosa avventura in terra greca e la grande impresa di portare la pallanuoto ellenica all'onor del mondo proprio ai Giochi di Atene 2004. 

Sono settimane calde, in ogni senso, per Campagna e la Grecia. C'è da preparare al meglio l'appuntamento di Bratislava (2-9 settembre). In palio un unico pass per Pechino 2008. L'imperativo è categorico: allenamento, allenamento, allenamento. Molta fatica, tra palestra e piscina, con l'intermezzo di un torneino in Slovacchia con i padroni di casa, l'Olanda e la Slovenia, tutte squadre che si ritroveranno nella difficile corsa per la conquista di quel posticino che eviterà il passaggio dell'ultimo appello (tre posti in palio) a 2008 iniziato. «Non sarà facile», commenta. 
«Noi siamo nel girone con Montenegro e Italia, e ci dovremo scannare per i due posti per andare alle semifinali». Più agevole l'altro girone («Non male per chi andrà avanti») con Russia, Germania, Slovacchia e Romania sullo stesso piano, più i “materassini” Francia e Macedonia. «Il fattore campo potrebbe dare qualcosina in più ai padroni di casa». 

Campagna pensa e ragiona greco, ma non perde di vista quello che succede in Italia. Il dibattito sulla “crisi della pallanuoto” lo ha molto intrigato. Legge, analizza, riflette. Ha le idee chiare. Più che le varie diagnosi gli interessa la terapia. 
«C'è una evidente contraddizione quando si parla di crisi. Negli ultimi anni, vuoi per l'arrivo di qualche mecenate (evidente l'allusione a Gabriele Volpi, patron della Pro Recco, ndc), vuoi per la presenza di buoni sponsor, i budget delle società sono cresciuti in modo esponenziale. Mi pare che vi siano investimenti per due-tre milioni di euro. Sono cifre che consentirebbero a una società di basket o di volley di attrezzarsi per puntare allo scudetto. Con la differenza che le piscine sono vuote, mentre i palazzetti sono sempre stracolmi. Ecco dove sta la contraddizione di una crisi dai due volti ben distinti, addirittura contrastanti». 

Cos'è che non funziona? Perché la pallanuoto ha perso appeal? Campagna non sposa la tesi di chi vagheggia “il ritorno all'estate, le piscine piene di gente, i fidanzatini con il cono gelato”. «Certo, l'estate è la stagione ideale per la pallanuoto. Ma non dimentichiamo che non si può ridurre il campionato a quattro-cinque mesi. Il passato ci insegna che la crescita della pallanuoto non può prescindere da una stagione articolata nell'arco di otto-dieci mesi, come per le altre discipline. E poi non dimentichiamo gli impegni internazionali: Olimpiadi, Mondiali ed Europei si disputano nei mesi estivi. Mi pare che da qui al 2012 non ci sia spazio per cambiamenti: dopo Pechino c'è il Mondiale di Roma, e via discorrendo con Europei e di nuovo i Mondiali». 

Allora non resta che rassegnarsi. «No, tanto per cominciare bisognerebbe risolvere il problema, annoso, degli impianti. La bestemmia è giocare all'aperto d'inverno. E poi avete mai pensato a giocare in piena estate la finale scudetto alla Scandone davanti 4 mila spettatori? Un forno. Le piscine in Italia sono in larga parte se non fatiscenti, certo poco accoglienti, prive di quei servizi che troviamo anche nei palasport di serie B. Per anni si è andati avanti con deroghe, rinviando la soluzione del problema. Da qui si deve ricominciare, se si vuole riportare la gente in piscina». 

I media relegano la pallanuoto nelle notizie in breve, mancano i leader, i personaggi, le storie. «I campioni non nascono tutti i giorni. Vi sono cicli più o meno lunghi, ma bisogna lavorare e soprattutto saper aspettare. Andando a ritroso ricordo la generazione dei Silipo, Angelini, Calcaterra, Bencivenga; poi quella dei Fiorillo, Gandolfi, Porzio, D'Altrui, Ferretti (ovviamente non si cita per un esercizio di modestia, ndc); più indietro quella dei De Magistris, Ghibellini, Simeoni, Alberani; per arrivare agli anni '60 con Pizzo, Lavoratori, Cevasco. Come si può notare i nomi coincidono a memorabili ma cicliche vittorie del Settebello: oro alle Olimpiadi di Roma '60, al Mondiale di Berlino '78, ai Giochi di Barcellona '92, Sheffield '93, Roma '94, Vienna '95. Da allora non sono mancati gli appuntamenti sul podio dal bronzo olimpico di Atlanta '96 al bronzo e all'argento europeo di Firenze e Budapest (era lui alla guida del Settebello, ndc), all'argento mondiale di Barcellona (Paolo De Crescenzo in panchina, ndc). Cicli. Come dicevo i leader, i campioni nascono ogni otto-dieci anni, se va bene. Bisogna saper aspettare, ma soprattutto saper seminare». 

C'è un futuro per la pallanuoto? Campagna è scettico ma fiducioso, perdonate l'ossimoro. «Così com'è non va da nessuna parte. Se si disamora il mecenate o se gli sponsor si stufano di non avere ritorno di immagine, si chiude bottega. Ma non bisogna essere pessimisti ad oltranza. Molto si può e si deve fare. Bisogna investire nel marketing e nella comunicazione. Il discorso vale per la Federazione come per i club. Ci vogliono professionisti a tempo pieno, direttori generali, addetti stampa professionali ed efficienti. La gara, anche quella destinata a finire tanti a pochi, va preparata, promossa, reclamizzata. Deve diventare un evento. Per il pubblico e per i media. Ma mi pare di scoprire l'acqua calda. O no». 

Ultima chiamata il proselitismo. «I ragazzi non si avvicinano alla pallanuoto, non la conoscono. Bisogna fare opera di proselitismo nelle scuole, trovare intese con le istituzioni scolastiche, realizzare corsi dalle elementari alle medie. Portare le scolaresche alle partite. Solo così si farà crescere il movimento».
 
Doverosa una digressione sulla “sua” Grecia. Staccherà il pass per Pechino? «Stiamo lavorando molto. I favoriti? Vedo un Montenegro molto forte. Noi siamo competitivi, molto dipenderà dalla concentrazione e dalla fame di vittorie. Spesso ci perdiamo in narcisismi o incappiamo in black out che ci costano cari. Sì, confermo, talvolta devo fare più lo psicologo che l'allenatore».
E l'Italia? Sono in molti a chiederglielo, ma lui, sornione, divaga. «Ora devo pensare alla Grecia». Mai dire mai.

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